Educando: Litigare tra fratelli serve a crescere

I fratelli sono la prima più basilare forma di società, sono per un bambino la parte della famiglia più simile a sé, per età interessi e capacità, quelli con cui per primi e per la prima volta ci si confronta ci si incontra, si collabora, si gioca e ci si scontra.

Le relazioni tra fratelli sono ambivalenti per natura: un insieme di amore e odio, dovuto alla rivalità spontanea tra bambini di una stessa famiglia, molto uniti in quanto membri di un gruppo della stessa generazione, come un «blocco»che si contrappone agli adulti in generale e ai genitori in particolare; ma contemporaneamente nemici in quanto in competizione per ottenere la supremazia nel gruppo (anche se il gruppo è composto solo da due bambini) e l’amore dei genitori.

Litigare per un bambino è un elemanto fondamentale di crescita serve per l’affermazione di sé stesi per imparare a misurarsi con l’altro da sé, per imparare a gestire la frustrazione, il rifiuto, il conflitto; la palestra privilegiata per questo esercizio sono i fratelli e se non ce ne sono il gruppo dei pari.

Stando a un recente studio dell’Università dell’lllinois (Usa), pubblicato sulla rivista Child development perspectives: i dissidi favoriscono la nascita di un forte senso di identità, insegnano a tollerare le emozioni negative e affinano l’abilità necessaria ad affrontare nell’età adulta conflitti ben più complessi.

Il litigio tra fratelli e/o amichetti nasce dalla divisione di oggetti, dal possesso, ma anche dalla natura stessa: ci sono sentimenti innati nell’uomo come la gelosia (il desiderio di essere unici), l’invidia (la sensazione di essere inferiori a un altro) e la rabbia che scaturisce da situazioni in cui non si può ottenere ciò che si vorrebbe, come e quando lo si vorrebbe che generano scontri.

I litigi dei figli vanno affrontati, senza patemi d’animo e senza paura di ammettere che i nostri figli hanno l’impulso, e a volte ci riescono, di darsele di santa ragione o che magari non hanno gradito l’arrivo di un altro fratellino e sono molto gelosi. In entrambi i casi le figure educative devono comprendere che questi sentimenti esistono, che esiste una corrente sotterranea di sentimenti ambivalenti e negativi, ma che devono essere vissuti, e affrontati in modo costruttivo altrimenti producono solo tensione all’interno del rapporto.

Il legame fraterno e amicale è un’esperienza troppo preziosa e va utilizzata perché i bambini imparino a gestire anche lo scontro più acceso e infuocato e scoprano così che si possono avere idee e posizioni diverse ma che è necessario trovare un punto di accordo e di incontro. A patto che ci siano adulti pronti ad arginarli e a stabilire i confini.

I litigi sono sempre costruttivi se servono a confrontarsi, a trovare una mediazione tra punti di vista diversi e a capire i limiti e sprona a superarli, sono distruttivi quando non conducono a nulla e ciascuno rimane della propria idea e magari chi è più forte la spunta senza aver capito quali sono le ragioni dell’altro.

Il litigio tra fratelli coinvolge le reciproche posizioni e quindi questi “confronti-scontri” hanno bisogno della figura del genitore che stabilisca delle regole, poche ma chiare, e favorisca la mediazione:

  • vietare l’uso della forza e  della violenza fisica,
  • esporre bene i propri punti di vista, le emozioni e sentimenti vissuti,
  • rispettare l’altro mentre parla,
  • non interromperlo almeno per uno o due minuti,
  • spronare a proporre soluzioni accettabili per entrambi.

Per il genitore è importante non cercare di individuare subito chi tra i due ha cominciato per primo, chi è il colpevole, chi ha ragione, a meno che sia tutto molto evidente. Evitare di fare domande: spesso può essere controproducente perché potrebbero inventarsi delle storie, mentire sulle cose dette o esagerare le situazioni;

Il ruolo auspicabile da avere è più negoziatore e intermediario che giudice.

 

 

 

 

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Otto Marzo

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“Alice senza niente”: il manifesto di una generazione precaria e indignata

Una Anteprima Nazionale

Unilibro Alice senza niente

Unilibro.it, la nota libreria universitaria online, ha organizzato in diretta streaming l’anteprima
nazionale della presentazione del romanzo “Alice senza niente” di Pietro De Viola, edito da Terre
di Mezzo.

E’ la prima volta, in assoluto, che un libro viene presentato in Diretta Streaming da
una libreria online e questa grande novità ha attirato l’attenzione di importanti siti partner che,
in contemporanea, hanno trasmesso l’evento sulle loro piattaforme.

L’evento è stato trasmesso in
diretta Giovedì 1 Dicembre alle ore 16,30 dalla sede di Unilibro ed è stato possibile seguirlo anche su counselinglab.com.

Ringrazio tutti quelli che hanno voluto prendere parte a questa anteprima da counselinglab, per chi volesse vedere l’intervista metto a disposizione il video integrale presente su youtube:

 

 

 

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Stress da Non-Lavoro

 

La ricerca di un impiego innesca meccanismi psicologici differenti: un licenziamento inaspettato, ad esempio, rappresenta un trauma che spesso genera depressione, ansia, paura. Chi perde l’impiego dopo aver lavorato continuativamente negli ultimi 25-30 anni si trova in uno stato di fragilità emotiva, provocato dalla rottura improvvisa di schemi mentali e abitudini, e dalla mancanza di denaro… Chi, invece, cerca lavoro da “disoccupato di lunga durata” (secondo la definizione, da oltre 24 mesi), risente meno delle nevrosi da assenza d’impiego. Si mostra più fatalista.

E chi da sempre nella sua vita lavorativa si trova nella palude dell’incertezza? Chi è costretto a prender quel che viene in barba a titoli di studio e aspirazioni, cambiando datori di lavoro, passando sempre da un lavoro a progetto ad uno a tempo determinato, mandando in soffitto il proprio sogno,  inseguendo quel “minimo sindacale” di stabilità che permette di alzare lo sguardo e pensare al domani , la tanto agognata, quella che permette di accendere un mutuo per la casa o pensare di allargare la famiglia?

Quella della ricerca infinita di un’occupazione dignitosa e del precariato è una condizione di costante instabilità raccontata in modo mirabile nel libro “Alice senza niente” di Pietro De Viola ed. Terre di Mezzo

La recensione su Internazionale, del corrispondente di Le Monde.

Loredana Lipperini parla di “Alice senza niente” suRepubblica.

Giovedì 1 dicembre alle 16.30 in diretta online su

http://www.unilibro.it/

L’autore presenterà in anteprima nazionale il libro, l’ evento sarà in streaming anche su qusto blog

 

 

 

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Evento per la giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne

 

Associazione Voce Donna Onlus

&

La Compagnia Teatro della Sete

in occasione del
25 NOVEMBRE
GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

E’ LIETA DI INVITARVI ALLA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE:

Scritto sul corpo

Con Serena Di Blasio, Caterina Di Fant, Valentina Rivelli

Regia di Nicoletta Oscuro


VENERDI 25 Novembre 2011, ore 20.45
presso Teatro BORGOMEDUNA - via Tiepolo 1, Pordenone

 

INGRESSO LIBERO


Tre giovani donne, tre figlie dell’imperante cultura light,  sedotte dal mito di una purezza incorporea che non esiste,  adattate a un modello uniformemente accettato, quotidianamente promosso, socialmente approvato. Mosse da una competizione sfrenata, vivono e generano rapporti di potere. Come sante moderne sacrificano la propria carnalità trasformandosi in bambole filiformi e fatate, asettiche e impeccabili, ridicole e inquietanti…

 

Una piéce in cui si alternano situazioni ironiche, liriche, grottesche e surreali per riflettere sulla società e i suoi modelli.

 

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